Street Art – THE MARKET IS PRESENT

The Market is Present - Superò - Roxy in the Box

 

The Market is present – Rinconografie “I Love Van Gogh” (2023) [en:] The Market is present – Rinconografie “I Love Van Gogh” (2023) The Market is present – Rinconografie “I Love Anonimous” (2023) [en:] The Market is present – Rinconografie “I Love Anonimous” (2023)
The Market is present
“I Love Van Gogh”
acrilico su carta
150 cm x 110 cm
(2023)
The Market is present
“I Love Anonimous”
acrilico su carta
150 cm x 110 cm
(2023)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Market is Present

Dalla nascita della Pop Art, attraverso la musica di gruppi come i Beatles, o film come “La febbre del sabato sera” e “Ritorno a Futuro”, il mondo pop si è trasformato in una grammatica estetica che è stata capace di emancipare la cultura di massa, utilizzando i colori della realtà.
Il potere d’acquisto come giudizio di valore, che riguardi un detersivo o un bene di lusso e il consumismo, come “rivoluzione culturale” che ha segnato la storia occidentale in un mondo che, dal dopoguerra, aveva velocemente visto nascere il mercato di massa ed il consumo come ambizione.
Non si trattava di una semplice negazione della cultura, come espressione di una elite intellettuale ma, una diversa presa di coscienza: se l’artista ha anche tra i suoi obiettivi, quelli di tradurre, interpretare o reinventare la realtà che lo circonda (che sia personale o collettiva) questa predisposizione non poteva non tener conto del mondo e dei suoi cambiamenti.
Se dagli anni ‘60 l’accesso all’educazione era ormai all’appannaggio di quasi tutti, allo stesso tempo, la società erano pervasa da questo nuovo modello culturale in cui il consumo, come il potere dei media, dettavano un diverso codice interpretativo.
Con gli anni e con l’affermarsi del modello capitalistico, si è avuto una sorta di reflusso comportamentale: se in principio la Pop Art utilizzava modelli ed icone culturali che provenivano dal mondo del mercato globale, progressivamente il mondo dell’arte contemporanea si è in parte assorbita da standard che vedono spesso il mercato al centro del mondo dell’arte, dettandone il suo corso.
Un processo in cui l’arte ha cercato nel concetto la via di fuga ma, allo stesso tempo, si è visto sempre più incisivamente regolato dalle leggi del mercato: se con il Pop era l’arte che si muoveva verso le masse, leggendo il consumo come criterio estetico, oggi l’arte si allontana dalle masse e diviene regolata dal consumo, basti guardare il potere raggiunto dalle fiere d’arte a discapito del mondo istituzionale dei musei.
Roxy in the Box quindi, parafrasando il titolo dalla retrospettiva di Marina Abramovic avuta presso il MoMa di New York lo scorso anno, “The Artist is Present”, diviene lei stessa protagonista di questo “reflusso” e sceglie di non esserne vittima ma, manipolatrice.
L’artista, partendo dalla amara consapevolezza che ormai il mercato è al centro della società e ne regola i rapporti ed il suo sviluppo, sceglie di fare lo stesso capovolgimento culturale attuato dagli artisti della Pop Art e mette al centro, senza ipocrisie e mezze misure, il mercato.
La scelta di Roxy in the Box è però una scelta radicale: non si tratta di produrre edizioni di artista di pentole o di tessuti ma, diventa lei stessa produttrice di oggetti di massa a prezzi di mercato.
Un modello artistico alternativo che ambisce alla riproduzione del “Mondo di Roxy” in ogni sua variante e versione: la realtà del mercato diviene tutta campo di esplorazione artistica, stravolgendo i parametri di valutazione consolidati.
Per Roxy in the Box il sistema-arte non ha fatto altro che prendere il modello di mercato e tradurlo a suo uso: gli artisti sembrano sempre più produttori di beni di lusso, gli autori-critici dei semplici copywriter e le fiere d’arte dei centri commerciali esclusivi.
Roxy ha quindi deciso di fare apertamente questa scelta di campo e mettersi lei stessa, come artista, a capo del “processo produttivo”: l’artista, cerca di diventare lei stessa artefice del suo destino creativo, ed il mercato, artefice della sua “ricchezza” senza nessun giudizio di valore.
Avendo un passato da artista poliedrica, capace di utilizzare con lo stesso impatto dissacrante la pittura come la fotografia o il video, il mondo di Roxy avrà come unico limite la volontà dell’artista e la sua creatività: il bisogno di offrire al mondo la sua prospettiva di realtà senza filtri e con il coraggio puro del linguaggio artistico.
(2013) testo di
Maria Teresa Annarumma