La Sposa Madre

 

 

La nuvola intorno, le schegge negli occhi. La morbidezza del tulle, il freddo del marmo. Il gelo di un lutto che annebbia ed abbaglia. Velo su velo. Pieghe su pieghe. Piaghe su piaghe. Quale madre non vorrebbe tenere il figlio in una culla ovattata? E quale sposa non custodirebbe l’amato nel sigillo del ventre? Eppure lui adesso è lì. Un corpo inerte. Chiodi e tenaglie accanto alle gambe spezzate. Attrezzi di lavoro. Ed è un lavoro sporco, quello dei carnefici di ieri. Un lavoro nero, questo dei carnefici di oggi. Nient’altro che questo. Costruire per distruggere: il male.

Perché tra un Uomo deposto dalla croce e uno caduto da un’impalcatura non c’è differenza d’attrito emotivo. Nel suo sangue precipitano tutte le vite. E il compianto sul Cristo morto si trasforma nell’ennesima cronaca di una morte annunciata. Su un cantiere in periferia o in un palazzo del centro, con i documenti o senza, divorato dal fuoco, intossicato dal veleno, bruciato dalla polvere, mentre tua moglie non ha ancora chiuso l’oblò della lavatrice aspettando la tuta sporca.

Nella città che con Pergolesi ha consegnato alla musica il più bello Stabat Mater della storia, e generazioni di braccia piene di dignità, Roxy In The Box firma un’installazione luminosa, ove Pietà e Passione si incontrano in quell’unico luogo Sacro chiamato dolore.

Anita Pepe

 

 

 

 

photo by Ilaria Abbiento

 

 

 

 

di Geppina Landolfo (tratto da il ROMA , 2/6/2013)

Cappella Sansevero è un gioiello d’arte pop. Ne è convinta Roxy in the Box, artista poliedrica e originale, protagonista martedì di un appuntamento che ha il sapore del grande evento. Per la prima volta, infatti, un’opera d’arte contemporanea viene esposta nella navata centrale della Cappella, dove il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino da secoli incanta, stupisce e meraviglia. L’occasione è la chiusura della rassegna artistica “Meravigliarti” ideata dal Museo Cappella Sansevero. Nel tempio barocco legato alla potente e suggestiva figura del principe mago Raimondo di Sangro, Roxy sceglie di misurarsi con un tema sociale. La sua opera, un’installazione video-luminosa dal titolo “La sposa madre”, è dedicata ai caduti sul lavoro, alle morti bianche. Un manichino alle spalle del Cristo. Un monitor in cui l’attrice Antonella Romano recita il testo drammaturgico scritto da Massimo Andrei. E un abito da sposa, il cui tulle avvolge anche il basamento del Cristo velato. Come una culla. Come a ricordare un cordone ombelicale. L’opera di Sanmartino finisce per diventare parte formale e sostanziale dell’installazione. Quasi una pietà contemporanea. «Non potevo perdere l’occasione di confrontarmi con il Cristo velato. – spiega l’artista – Quando mi hanno chiamato non ho avuto dubbi. Avrei potuto misurarmi col mito del principe, personaggio pop per eccellenza, forse più vicino alle mie corde, ma le suggestioni della Cappella mi hanno spinto a fare un’operazione di denuncia. In quale altro luogo avrei potuto proporre una cosa del genere, se non in un tempio esoterico dedicato alla donna». Roxy in the Box unisce in un solo dolore Maria e Maddalena davanti al corpo inerme del figlio, dello sposo, del padre, del fratello. «Sono le donne che si battono in petto in mezzo alla strada, sono sempre loro a chiedere giustizia nelle aule dei tribunali. – continua – Le donne, che siano madri, mogli, amanti. Penso alla sposa di oggi che si proietta come madre in un futuro così debole. E all’uomo che perde la vita sul lavoro, un luogo che percepisci come protetto perché è quello che ti dà dignità». Un’opera di denuncia contro l’ipocrisia della società contemporanea che dimentica troppo in fretta. «Oggi il dolore dura un momento, viene superato in maniera quasi adolescenziale, velocemente. Da tutti. Anche da noi, dai cittadini, da chi dovrebbe essere da pungolo alle istituzioni affinché intervengano incisivamente in materia di sicurezza sul lavoro. – spiega Roxy – Piangiamo sul corpo del Cristo, ma dimentichiamo in fretta i tanti poveri cristi, trecento in Italia dall’inizio dell’anno, che muoiono di lavoro». Tutti perdono la memoria, ma non la donna, immagine della pietà e del dolore davanti al corpo amato. “La sposa madre” è una penetrazione della pop art nell’arte barocca. «Il Cristo è un’opera inavvicinabile, irriproducibile nel contemporaneo. La nostra testa, – chiarisce Roxy – le nostre mani non sono allenate a produrre tale bellezza». Una contaminazione che produce un nuovo linguaggio e usa gli strumenti dell’arte visiva, della letteratura, del teatro e della musica. “Nella città che con Pergolesi ha consegnato alla musica il più bello Stabat Mater della storia, e generazioni di braccia piene di dignità, Roxy in the Box firma un’installazione luminosa, ove Pietà e Passione si incontrano in quell’unico luogo sacro chiamato dolore” scrive Anita Pepe nel testo critico. L’appuntamento con “La sposa madre”, in collaborazione con Studio Trisorio, è martedì alle 19 nella Cappella Sansevero, che ospiterà l’installazione fino a domenica 9 giugno.

 

Museo Cappella Sansevero, Napoli.

Testo di Massimo Andrei, voce recitante Antonella Romano.
(4- 9 giugno 2013)

http://www.museosansevero.it/
http://www.meravigliarti.it/Meravigliarti/WELCOME.html