Massimo Andrei

Regista, autore cinematografico e teatrale, antropologo

 

Colore e dolore

 

Roxy in the box. Personaggio complesso. Donna complicata. Mondo affollato. Risate, paura, fuga, lacrime, attese, rodimenti, cibo. Anche tutto.

 

Pratica l’inglese, il napoletano e il disegno. Salta l’educazione fisica e introduce il cinema, la musica e la pubblicità.

 

A tratti gioca con personaggi reali o convocati dal più pop immaginario pubblico, a tratti essa stessa si esprime come personaggio non in cerca d’autore, a tratti videomaker, a tratti scultrice, a tratti autrice di  canzoni, a tratti interprete di una storia semplice, ma dura e amara, a tratti pittrice-acrilico-su-tela. Quanti tratti. Mò Regina, mò Elvis, pensa oggi, vive l’oggi, sente l’oggi, ma pesa assai il past tense personale. Tiene l’inconscio a portata di mano, tiene l’inconscio sempre presente ma non è mai surrealista. Piuttosto tiene la storia o la cronaca o gli eventi sempre davanti, tiene le star, i neomelodici e i travestiti, Hitler, i tossici e i fruttivendoli sempre in conto, eppure non è mai realista, piuttosto sembra cartoonist… ma allora cosa? Non so, non posso definirla… forse non mi è stato chiesto… A che serve? A chi serve?  Perché?  Forse è tanta… forse nulla e fa impressione. Resta impressa. Lascia il segno. Menomale.

 

Sensibilità rara e dolorosa che coglie aspetti di persone e personaggi che visti con l’occhio quotidiano non percepiamo o non avremmo percepito nel modo in cui l’ha riportato nel ritratto… Sensibilità rara e dolorosa che racconta ed evidenzia scene di vita comune pop(olare) con un’attenzione dell’anima che non c’era parsa mai… o invece sempre e non l’avevamo considerato mai…

 

Due sono i lati del suo palazzo-mente che riconosco a me vicini: il colore e il taglio cinema.  Ha un rapporto col colore assolutamente di vita idealizzata, suggerita, sognata e trasformata. È affidato al colore la sensazione… l’allegria o il gioco che porta ad essa… la confidenza che si prende reinventando il colore di una faccia o il colore di una scena pur copiata forse dal reale… tutto diventa  sintomo di una sensazione, la sua sensazione e giammai un colore usato per raccontare… Non le appartiene il raccontare coi colori… lei è istantanea. Fotografica. E infatti usa spesso il taglio cinema. E cioè intendo la posizione, l’inquadratura, lo sguardo che propone nel proporre una faccia, una scena. Talvolta ho avuto l’impressione l’avesse riportata da un frame di pellicola… è storta, è diagonale, è di sguincio… è frontale-piano-americano, pur sempre un taglio cinematografico della situation in questione bloccata per un secondo. Quel secondo che dura uno scatto originale.

 

Roxy è curiosa, è attenta a ciò che accade intorno a lei, intorno a noi tutti in genere… lo spunto le nasce spesso dal sociale… e se non nasce da lì, la scena ne viene calata subito dopo… ne viene inserita successivamente… il dolore sociale, il disagio sociale, le contraddizioni sociali, il tilt… A differenza di artisti contemporanei che pur usando video o tecniche avanguardistiche guardano sempre all’arte del passato… lei sembra non avere questo legame… quasi mai leggiamo lo sguardo curioso e penetrante verso ciò che fu fatto… Non pensa come un pittore… non pensa come uno scultore… per le sue creazioni ha bisogno di attori, deve metterli in posa e dirigerli come un regista di teatro o di cinema. Le sue figure si muovono come su uno schermo televisivo… per la sua arte ha bisogno di dominare tecnologie nuove e sempre cangianti…  e rivela un’attualità bruciante che narra e canta continuamente i nostri tempi… e inoltre si evolve ogni giorno… ogni giorno diversamente…

 

Infine il rapporto di una figura sensibile ed esposta con una città potente e violenta, amabile e passionale come Napoli. Roxy ha un rapporto di viscere con la sua città e questo le permette, per gli alti e i bassi morali e umorali che ha Napoli, di soffrire e gioire continuamente, ripetutamente, ora con dannazione, ora con godimento, ora con schifo, ora con abbraccio, carezze, schiaffi, lacrime, treni persi, punti avanti, baci e tirate di capelli… quasi sempre insieme.

 

Massimo Andrei