Gianluca Marziani

Critico d’arte e curatore. Direttore del Museo Palazzo Collicola Arti visive.

 

ROXXXY

 

Passato e presente che si incrociano con soluzione morbida di continuità. Visioni e scritture pronte ad intrecciarsi attorno ad un personaggio che gioca seriamente tra spazio e tempo, memoria e futuro, verità e finzione. Lei è Roxy. Roxy in the box. Nome d’arte ma anche nome dell’arte, dentro l’arte attraverso il fraseggio liturgico del quotidiano che più la colpisce. Italiana e al contempo napoletana, soprattutto napoletana: perché qui residenza diventa appartenenza, miscela di simbiosi e nevrosi dentro una colorata infedeltà creativa. E’ il tutto che contiene il contrario di tutto, il bello che ingloba l’assurdo, il pianto che si trasforma in riso e viceversa. La vita come teatro, la vita come cinema, la vita come televisione; la vita più di tutto, la vita in forma progettuale, sintesi di modelli espressivi in cui le forme parlano lingue diverse con idiomi comuni.

 

IERI (scrivevo così). Corpi a denominazione incontrollata, marchi registrati che registrano tutto il caos feticistico, scene superpop tra ruoli sociali e moltiplicazioni d’identità… Roxy in the box scivola lungo gli scaffali del supermercato, negli armadietti del bagno, davanti alle mensole in cucina, tra cassetti e cassettoni stracolmi di cose, dentro scatole e scatolette che aprono scenari dalle quinte evocative. Ma, soprattutto, scivola lungo le librerie della nevrosi, negli spazi sghembi della solitudine, nei posti oscuri dell’ansia privatissima, spesso disvelata da uno specchio invisibile che filtra e stravolge le storie creative. L’universo di Roxy è colorato, feticistico, impossibile da circoscrivere in un singolo linguaggio. Un posto eclettico e saettante come un arcobaleno che trafigge tempeste appena placate. L’artista prende, per poi ribaltarli a modo suo, Nutella, Soflan, Active Tabs, KitKat ed altri prodotti che raccontano le idiosincrasie, le debolezze, i tic e le passioni di una persona a passo morbido nella folla urbana. La immaginiamo davanti ai molti marchi che diventano la storia di un personaggio, il suo timbro identitario, il confessionale anomalo di eventi privati che scopriamo pezzo per pezzo, momento dopo momento. Ogni progetto si trasforma così in un racconto visivo dove la pittura si collega ad altri elementi, diversi a seconda delle esigenze specifiche. Quadri pittorici, light-box, oggetti installativi, frammenti reali, costumi, musiche: molteplici visioni per racchiudere la personalità del singolo carattere, dando l’abito e il contesto adeguato ad ogni protagonista in scena.

 

OGGI. Conosco Roxy dal 2004 e subito ne ho apprezzato la curvatura trasversale, quel taglio da sartoria creativa che fonde personalità e stile, a misura di visionarietà iperpop, con risultati da artista cinica eppure ironica, aguzza e forse un pochino aguzzina (almeno con se stessa). Talentosa e coerente, visionaria e veggente, sempre tra cronaca e assurdo televisivo ma con la luce speciale del teatro e il fraseggio fisico della performance. Questa, signore e signori, non può che essere Roxy. Per chi la segue senza inseguire, Roxy in the box.

 

IERI. Roxy è così: misteriosa e radicale, complessa oltre la pura apparenza di marchi e corpi. In un attimo si identifica mimeticamente coi prodotti che sceglie e rielabora. Entra nella loro notorietà sociale per ribaltarla con un protagonismo cinico e spettacolare, frutto di intelligenza e intuizioni visive, sensuale ironia ma anche cultura profonda del nostro immaginario sempre più pop.

 

OGGI. In apertura parlavo di Napoli, del legame viscerale con una città che è status mentale, spirito di un tempo polifonico e raramente imitabile. La città campana ha il senso della metropoli per natura genetica, appartiene al mondo per storia e mentalità, vive di eccessi e contrasti come nessun altro luogo d’Italia. Nel suo planetario urbano accade lo scibile dell’esistente in forme spesso assurde, difficili da comprendere se del territorio conosci solo l’apparenza superficiale. Sotto la lingua e la fisicità napoletana si nasconde il laboratorio del cortocircuito, da poche altre parti il veramente basso sfiora il veramente alto, la violenza cruda lascia spazio ai colori del magico. Roxy, in fondo, racconta lo spirito più intimo di una Napoli che è natura e cultura, civiltà e inciviltà a pochi centimetri di lontananza. La città ci lascia scoprire il suono melodico e il rumore del cesso, lo sparo di pistola e l’onda che sbatte sugli scogli, la scia fognaria e la scia di fritture sublimi. Le sue molteplici anime potrebbero avere il titolo di un capolavoro della recente letteratura: “Hanno tutti ragione”. Lo ha firmato un napoletano di luminoso talento, quel Paolo Sorrentino che alle sue regie cinematografiche ha aggiunto la postilla “eretica” di un romanzo perfetto ed estremo, un laboratorio dialettico del continuo cortocircuito urbano (e quindi umano). Anche i personaggi di Roxy hanno il loro fondamento di centralità, nessuno toglie energia agli altri e ognuno sembra avere piena ragione. Ragionamento e ragione dentro Napoli, oltre la città, a favore di vento creativo e a favore di giusti archetipi. Un viaggio narrativo dove l’artista dà movimento, aspetto, voce, canto e contesto ai suoi amici speciali. E come qualsiasi viaggio dalle destinazioni ignote, non privo di rischi che riguardano la lettura dietro l’ovvio, la complessità oltre la sintesi.

 

OGGI. Scrivevo di infedeltà creativa per un motivo preciso: Roxy si misura coi suoi molteplici alter ego e li impersona fino in fondo, dando “anima e core” alle invenzioni umane che si trasformano in movimentate icone. Una monogama a tempo breve ma con intensità pressoché totale. Una sana traditrice performatica che si plasma sul nuovo arrivato, spostando i vari linguaggi (non dimentichiamo la pittura dai pattern sintetici e colorati) verso l’interesse fisiognomico del momento.

 

IERI. Le sue visioni ululano melanconie intonate e sprigionano colori dalle voci languide. Il suo corpo si dissemina tra un sé eccessivo e gli alter-ego di un infinito moltiplicarsi nel mondo possibile. Le azioni e i fermoimmagine incombono sul fruitore con tutta la naturale e splendida ambiguità di una storia che ci emoziona coi suoi sentimenti grintosi. Nessun compromesso rispetto alla propria verità e alle necessità di chi crea per sopravvivere. Il colore diventa resistenza, la figurazione diventa resistenza, l’immaginario diventa resistenza. Una lotta in cui qualcuno potrà sentirsi meno solo e altrettanto colorato.

 

OGGI. Roxy ribalta la cultura popolare della televisione generalista con passaggi mimetici e altamente comunicativi. In poche parole, il suo approccio si plasma sul linguaggio basilare del codice mediatico, simulando meccanismi simili a quelli che governano i programmi del “nulla in diretta”. Roxy agisce con evidente intuizione estetica e consapevolezza concettuale, creando l’aura di una spiccata “sacralità” figurativa. Va oltre il codice basso attraverso la comprensione storica dei codici alti, evitando quei citazionismi marcati che non aiutano l’evoluzione culturale del Pop. Se di una coda lunga del pop si può ancora parlare, di certo passa da zone che somigliano alla nostra Roxy in the box.

 

OGGI. Dentro il mondo di Roxy senti le arti della recitazione (cinema, teatro, musica, televisione) ad un livello diverso dalla norma. Costumi iper, testi iper, musiche iper, spazi iper: l’arte di Roxy è un “ipermercato” dove le merci subiscono l’offerta creativa dell’artista, dove gli scaffali sono pieni di ambigue derive del pop. Ma non si pensi mai a Roxy come ad un’artista leggera o facile: perché dietro la patina rilucente si nasconde quel cortocircuito napoletano che è anche un viaggio emotivo e sentimentale, una malinconia astrale in cui le luci sibilano nel buio. Roxy trasforma la cultura melodica in amore per la figurazione contemporanea, mantenendo vitale quel mix di passione feroce e abbattimento, slancio e caduta, carezze e schiaffi. Il colore pulsante piange lacrime speciali, dolci e salate come nella vita reale. In fondo, i personaggi di Roxy ci somigliano molto più di quanto si pensi.

Ognuno ha un pezzo di noi, frammenti di ragione che parlano delle nostre insicurezze, della paura di goderci la “luce”, dell’amore a prescindere…

 

XXX ovvero ROXXXY… perché la vertigine dell’intuizione passa spesso per forme “scandalose”, non adatte a chi certe X le vive solo come pareggio calcistico.

 

Gianluca Marziani